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DENUNCIA DELL'IPASVI La Sanità pubblica prepara gli stranieri ma non li assume

06/02/2004
Fonte: Avvenire

In tutti gli ospedali pubblici lombardi si registra una carenza di personale infermieristico, si ricorre sempre più a cooperative o al taglio dei posti letto, ma quando gli infermieri ci sono, inspiegabilmente non vengono assunti.
La denuncia arriva dall'Ipasvi, il Collegio infermieri assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia, di Milano e Lodi. Un caso: non molto tempo fa, alla sezione del corso di laurea infermieristica del Fatebenefratelli si sono diplomate fra le altri anche tre peruviane che hanno chiesto espressamente di essere assunte in questo ospedale.
Richiesta respinta. A distanza di due mesi - dice Francesco Fanari, tesoriere dell'Ipasvi - ancora non siamo riusciti a sapere il motivo della mancata assunzione. Al pari di tanti altri extracomunitari, queste tre infermiere hanno portato a termine il corso di laurea che l'università di Milano organizza nei maggiori ospedali del capoluogo. Una scuola dove accanto alle diverse discipline infermieristiche, specialmente per gli iscritti provenienti dai paesi dell'Est Europa e dell'Africa, per gli studenti sudamericani è richiesta una particolare conoscenza della lingua italiana.
Giuseppe Zanotto, uno dei docenti di questo corso di laurea, parla per di forti resistenze ad assumere nelle aziende ospedaliere pubbliche della Lombardia personale extra Cee. Operatori sanitari - aggiunge - che già ora non può essere assunto negli ospedali pubblici a tempo indeterminato, ma solo con contratto a termine. Di contro per le cliniche, per le strutture sanitarie private, per le case di riposo questo vincolo non esiste, con la conseguenza che la gran parte di personale sanitario diplomato finisce a lavorare in queste strutture.
Eppure, fanno notare all'Ipasvi, formare un buon infermiere costa, oltre che nel tempo, in termini economici. Attualmente la Regione Lombardia cerca di sopperire a questa mancanza di personale aprendo le porte degli ospedali ad infermieri provenienti dalla comunità europea, per lo più dalla Spagna.
A questo personale, per, non è chiesto nessun esame, neppure di lingua italiana. Operatori sanitari - ricorda Francesco Fanari - che arrivano in Italia magari per pochi mesi, solo per acquisire un punteggio, che risulta poi utile per essere assunto nel paese d'origine. Da qui il ricorso, per fare fronte all'emergenza, a cooperative di infermieri che sovente utilizzano personale in attesa di riconoscimento del titolo e non iscritto all'ordine degli infermieri. Con tutte le conseguenze che poi ne derivano.

Extracomunitari, la soluzione
Sono oltre 18mila gli infermieri professionali iscritti al collegio di Milano e Lodi. Di questi gli extracomunitari sono 500, ma il numero del personale infermieristico non italiano è destinato ad aumentare. Ogni mese, infatti, sono 50 gli infermieri extracomunitari che ottengono il riconoscimento del diploma ottenuto nel loro paese e si iscrivono all'albo professionale.
La gran parte di questi infermieri sono peruviani, rumeni, polacchi, in numero minore provengono dall'Egitto, dall'India, dalle Filippine.
Tutti sono in Italia con regolare permesso di soggiorno, solo una piccola parte è residente all'estero, ma intende trasferirsi nel nostro paese.
La soluzione all'emergenza infermieri passa anche attraverso l'inserimento negli ospedali pubblici di questo personale. Infermieri, che poiché in possesso di un permesso di soggiorno a termine, difficilmente riescono ad essere assunti con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche se per loro, il legislatore ha previsto la possibilità di un contratto di tipo privatistico. Allo stato attuale, la gran parte di questi infermieri non comunitari operano in strutture private, al solo S. Raffaele ne sono assunti oltre un centinaio. Così come è accaduto negli ospedali della vicina Svizzera, dove oltre il 50% del personale infermieristico non è cittadino elvetico, anche in Italia, per risolvere il problema della mancanza di infermieri è determinante aprire le porte al personale non comunitario.
Il presidente dell'Ipasvi Giovanni Muttillo, in riferimento alla tanto sbandierata diffusione del doppio lavoro non nasconde che per evitare questo fenomeno è utile adeguare le classi stipendiali allo standard europeo con aumento dello stipendio base. Il riconoscimento della libera professione intramoenia con applicazione del nomenclatore tariffario. Sulla questione del doppio lavoro, un fenomeno preoccupante, dicono all'Ipasvi per le pesanti ricadute assistenziali e giuridiche, nelle prossime settimane sarà organizzato un incontro.

Pierfranco Redaelli

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