22/07/2010Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Maurizio Sacconi e il Ministro della salute Ferruccio Fazio hanno presentato ieri alla stampa il “Rapporto 2010 sulla non autosufficienza in Italia”. ll documento, che raccoglie il contributo di molti studiosi della materia, fotografa il
fenomeno della non autosufficienza e delle politiche poste in essere in Italia e nel resto dei Paesi europei al fine di migliorare l’assistenza e la presa in carico delle persone non autosufficienti
Prefazione
Il Libro Bianco “La vita buona nella società attiva” sul futuro modello sociale italiano indica come primo valore la centralità della persona. Anziani e disabili sono il paradigma della molteplicità dei bisogni affettivi, relazionali, lavorativi, terapeutici che esprime chi vive una condizione di fragilità.
L’aumento costante dell’età media ed il progresso scientifico hanno indotto una vera e propria rivoluzione epidemiologica, spostando l’attenzione di cura sul territorio, ove si esprimono al meglio non solo i servizi di sanità ed assistenza pubblica ma anche tutti i processi di sussidiarietà: la famiglia, il volontariato, l’impresa profittevole e non, tutti i corpi intermedi che concorrono a fare comunità.
Il presente Rapporto sulla non autosufficienza in Italia, che raccoglie il contributo di molti studiosi della materia, esprime con evidenza le grandi contraddizioni e le diverse velocità presenti nel nostro Paese su un tema di primaria importanza.
Come i dati evidenziano, nella dimensione sanitaria, in quella socio-sanitaria ed in quella strettamente sociale, i disavanzi economici più elevati si accompagnano sempre a cattiva qualità nei processi erogativi.
Una profonda spaccatura oppone due Italie: la prima a Nord della capitale, la seconda comprende il Lazio ed il Sud del Paese.
L’esame dei tavoli di monitoraggio Stato-Regioni e dei “piani” di rientro ha fatto emergere realtà del Sud sorprendenti per la mancanza di governo, per la pochezza degli strumenti contabili, informatici e di clinical governance.
Come porre la prima pietra per la “rifondazione” dei sistemi sanitari e socio assistenziali arretrati? Con una prima elementare operazione: chiudere i piccoli ospedali costosi e pericolosi per la salute dei cittadini organizzando contestualmente sistemi ospedalieri a rete (centri di riferimento per le principali
patologie) con buoni modelli di emergenza 118, in modo da liberare risorse per lo sviluppo del territorio, ovvero dei servizi per gli anziani, per i disabili e per quanti hanno bisogno di essere presi in carico e di ricevere cure “lowtech”.
Il Rapporto evidenzia la necessaria integrazione delle politiche sociali con quelle socio-sanitarie assicurando processi di continuità assistenziale e presa in carico della persona non autosufficiente.
In particolare i temi che meritano maggiore attenzione, sono:
- l’elevato carico di cura sostenuto (in particolare al Sud) dalle famiglie e dagli aiuti esterni non istituzionali (badanti);
- il divario tra Nord e Sud nel godimento di indennità di accompagnamento con la conseguente esigenza di maggiori controlli;
- la costruzione di sistemi di servizi territoriali per anziani e disabili di tipo domiciliare e residenziale, integrati sotto il profilo assistenziale e delle reti urbane e sociali (volontariato);
- la predisposizione di fascicoli elettronici sanitari e socio-sanitari per ciascuna persona, utili ad accompagnarla nei complessi percorsi, anche riabilitativi, favorendo appropriatezza e “presa in carico”;
- il potenziamento delle strutture distrettuali in grado di governare le cure primarie, compresa la prevenzione e la promozione degli stili di vita per un invecchiamento sano.
Il Rapporto, attraverso i Focus, analizza alcune tematiche di primo piano come l’invecchiamento attivo, il lavoro privato di cura (famiglia – badanti), i servizi domiciliari e residenziali, i fondi integrativi e la long term care, le esperienze innovative. Il Rapporto si configura pertanto come strumento utile al confronto tra Governo, Regioni e organizzazioni sociali con l’obiettivo di promuovere in tutto il Paese modelli socio-sanitari assistenziali integrati, capaci di coniugare le esigenze di sostenibilità finanziarie con quelle di una più efficace inclusione delle persone non autosufficienti.
Roma, 20 luglio 2010
Maurizio Sacconi
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
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